Karate

 

L’avviamento al Karate

 

L’avviamento al Karate è caratterizzato da un iter formativo nel quale confluiscono varie problematiche prevalentemente legate a nuove esigenze sociali e motorio sportive. L’attuale struttura degli agglomerati urbani, i ritmi di vita, le carenze ambientali, una cultura espressione di uno stile di vita che tralascia ogni cosa relazionata con il corpo e riferita alla corporeità, sta connotando di valenze negative le motivazioni umane al movimento, alla conoscenza, all’esplorazione ed alla creatività, trasformando in tal modo la relazione dell’individuo con l’ambiente sociale. I soggetti che esprimono in maniera palese questo analfabetismo motorio sono logicamente i fanciulli e i preadolescenti privati di un elemento essenziale quale l’attività motoria, per un corretto ed armonico sviluppo delle proprie caratteristiche biologiche e psicologiche. Una logica conseguenza di quanto appena espresso è quindi l’assenza sempre più marcata di ogni forma di contatto e di aggregazione sociale. Come ovviare a questi problemi. Espressione, nella maggior parte dei casi di tangibili difficoltà Logistiche? In tale contesto si inserisce l’ora di attività motoria, praticata maggiormente in piccole palestre, che viene ad essere una risposta totalmente indiretta ad una carenza di strutture pubbliche ed uno dei modi, altrettanto indiretto, di far avvicinare i giovani alle nostre discipline. In questa maniera molti scoprono come il karate sia un valido contributo sul piano dell’attività motoria a sollecitare il passaggio da interessi soggettivi ad interessi oggettivi concreti, insegnando al fanciullo, anche grazie all’avvenuta formazione del Super lo, ad agire sulla base di regole interne, prima del gruppo, poi soggettive controllando l’emotività e l’impulsività. Tutto ciò sempre in un clima che consenta allo stesso di esperire a livello fantastico situazioni che altrimenti avrebbero delle notevoli valenze ansiogene. E’ anche importante ricordare come il karate risponda mirabilmente a soddisfare la motivazione all’aggressione dell’individuo.

Aggressione intesa nel senso etimologico di “adgredi” (andar verso l’altro), quindi di momento di controllo dell’altro come conoscenza fisica. Appare evidente come nel karate le dinamiche motivazionali siano vaste e complesse e come il ruolo esercitato dall’insegnante tecnico sia connotato da molteplici valenze. Egli oggi non è più un semplice trasmettitore di nozioni, bensì un educatore mediatore fra le più diverse istanze. E’ il tecnico che deve operare affinché le motivazioni che inducono i giovani alla pratica sportiva non siano di carattere patologico e, qualora lo siano, vengano trasformate. Ha il karate validità didattica motoria, presentando una vasta e variabile gamma di situazioni di stimolo investenti tutti gli schemi motori e posturali, tale da creare nel fanciullo una base motoria piuttosto ampia. Una cosciente programmazione e somministrazione degli obiettivi didattici che ci si propone consente anche di arricchire e trasformare quelli che potrebbero essere gli aspetti limitanti sul piano dell’aggregazione sociale offerti da uno sport di coppia. Sarà infatti cura dell’educatore ricordare che durante la fascia di età considerata, l’attività motoria è una necessità biologica volta ad esercitare e sviluppare funzioni organiche e psicologiche, quindi un’attività gioiosa ed esaltante.

Sensei Gian Piero Costabile

6° Dan Fijlkam-Coni