Centri Avviamento allo Sport

 

C.A.S. – CONI

CCSA0219

ASD ACCADEMIA KARATE COSENZA

Centro Alta Specializzazione – C.O.N.I.

email: gianpiero.costabile@hotmail.com

WEB: http://www.artimarzialicosenza.it

Tel: 392-2499756

Palestra: 2000 Sport Center Via Saragat Città 2000-Cosenza

 

Nozioni Auxologiche

5-7 ANNI

Nella fase della proceritas prima, i bambini si presentano come individui piuttosto magri, dalla ossatura relativamente molle e leggera, dato lo stadio di ossificazione ancora incompleto. La figura è quindi piuttosto allungata.

I muscoli sono piuttosto deboli e sono abbastanza frequenti in questa età i vizi di portamento.

Il sistema cardiocircolatorio funziona in modo completo ma richiede frequenti pause di riposo.

Il sistema nervoso e neuro-muscolare non è ancora giunto ad uno stadio di sensibilità sufficiente da permettergli una esatta percezione spazio-temporale e una valutazione cinetica precisa del movimento.

Sotto il profilo psico-intellettivo va rilevata la vivacità della fantasia e la spiccata tendenza all’imitazione che si accompagna pero ad una scarsa capacità attentiva e volitiva. L’attenzione rimbalza facilmente senza mai soffermarsi a lungo su un unico centro di interesse. La pulsione verso il gioco in tutte le sue forme è irrefrenabile e il bisogno di moto imperioso. Da questo quadro risulta evidente la necessità di assecondare la natura m questa delicata fase auxologica, operando in modo da indirizzare l’esercitazione verso quegli esercizi di preparazione di base tendenti alla prevenzione dei vizi di portamento e alla formazione generale. Pertanto sarà opportuno dosare accuratamente la durata e la intensità delle esercitazioni che dovrebbero mirare all’equilibrio dello sviluppo corporeo. Accanto a questi dovranno trovare posto esercizi tendenti a migliorare la sensibilità neuro-muscolare, la coordinazione motoria e la percezione cinetica e spazio temporale.

Il senso dell’equilibrio, piuttosto impreciso a questa età, dovrà essere migliorato attraverso esercizi educativi specifici ma elementari. Gli esercizi tecnici a coppie nella loro concretezza fisica e spazio-temporale dovranno trovare impiego sia sotto forma ludica, sia sotto forma tecnico applicativa preordinata. La socialità del bambino dovrà essere promossa sollecitandolo alla collaborazione, alla tolleranza e smorzandone le punte eccessivamente individualistiche ed egocentriche.

 

8-10 ANNI

I bambini della fase del turger secondus denotano un risveglio della crescita prevalentemente nel senso della larghezza. L’ossatura tende a consolidarsi meglio mentre la sufficiente trofia degli arti inferiori non trova riscontro armonico in quella del tronco ed degli arti superiori, che rimangono ipotrofici. Con una certa frequenza si riscontrano anomalie a carico della colonna vertebrale del cingolo scapolo-omerale. Nonostante la muscolatura leggera e la limitata resistenza vi è tuttavia una certa capacità di effettuare movimenti sufficientemente veloci e destri. In questa fase auxologica il sistema neuro-muscolare si perfeziona ulteriormente con il delinearsi di capacità varie e sempre maggiori, e nel bambino aumenta il bisogno di movimento, il desiderio di misurarsi e di gareggiare lo spinge spesso oltre i limiti del ragionevole. La necessità psicofisica del movimento dovrà essere incanalata verso obbiettivi ancora di prevenzione e di formazione generale al fine di assecondare il compito della natura e di impedire soprattutto l’instaurarsi di vizi di portamento e paramorfismi.

Gli esercizi di formazione generale e di prevenzione svolgeranno pertanto ancora un ruolo preponderante nella preparazione di base. Essi avranno lo scopo di compensare le disarmonie dello sviluppo morfologico, sviluppare la motricità generale, favorire la successiva acquisizione di capacità tecniche specifiche. Particolare attenzione dovrà essere riservata alla colonna vertebrale, al cingolo scapolo-omerale e all’articolazione coxo-femorale. Sotto il profilo tecnico, l’insegnamento del Karate tenderà ad utilizzare la migliore autonomia motoria del bambino per eseguire movimenti più complessi, introducendo esercizi specifici di breve durata e di intensità moderata.

 

11-14 ANNI

I ragazzi nell’età prepubere si trovano nella fase auxologica in cui la statura si allunga di 7-8 cm l’anno e la crisi di allungamento si presenta con un evidente squilibrio morfologico degli arti superiori rispetto al tronco; i muscoli sono eccessivamente allungati e la ipotrofia degli arti superiori e del tronco è piuttosto accentuata. Il ragazzo si presenta magro, con il tronco piuttosto piccolo rispetto agli arti e può presentare difficoltà a compiere movimenti veloci a causa della disarmonia delle proporzioni e della debolezza dei muscoli eccessivamente allungati. La resistenza fisica è buona, ma richiede ancora frequenti pause di riposo.

Le capacità attentive sono ancora di breve durata. L’obiettivo primario dell’addestramento deve essere ancora volto alla compensazione della disarmonia morfologica, al miglioramento del senso della spazialità. Anche in questo periodo l’esercizio fisico deve essere graduato in modo attento per evitare disturbi al processo di crescita, I sistemi cardiocircolatorio e respiratorio non vanno sollecitati in maniera disordinata o massimale, l’esercitazione deve essere prevalentemente a carattere aerobico. Quindi l’allenamento in questa fase può già essere rivolto al miglioramento delle prestazioni dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, anche per favorire l’espansione della cassa toracica. Potranno essere inseriti esercizi di potenziamento per determinati gruppi muscolari e l’insegnamento di piccole acrobazie per sviluppare nel ragazzo un senso della spazialità più completo e una maggiore sicurezza di sé.

La corretta assimilazione delle posizioni fondamentali statiche e dinamiche del karate verrà completata insieme alla acquisizione di abilità tecniche complesse, che si realizzano insieme al miglioramento della sensibilità neuromuscolare. Il kumite semilibero eseguito in forma sciolta sarà un momento di studio di verifica di tutte le qualità fisiche e tecniche acquisite dal giovane atleta.

 

 

L’avviamento al Karate

L’avviamento al Karate è caratterizzato da un iter formativo nel quale confluiscono varie problematiche prevalentemente legate a nuove esigenze sociali e motorio sportive. L’attuale struttura degli agglomerati urbani, i ritmi di vita, le carenze ambientali, una cultura espressione di uno stile di vita che tralascia ogni cosa relazionata con il corpo e riferita alla corporeità, sta connotando di valenze negative le motivazioni umane al movimento, alla conoscenza, all’esplorazione ed alla creatività, trasformando in tal modo la relazione dell’individuo con l’ambiente sociale. I soggetti che esprimono in maniera palese questo analfabetismo motorio sono logicamente i fanciulli e i preadolescenti privati di un elemento essenziale quale l’attività motoria, per un corretto ed armonico sviluppo delle proprie caratteristiche biologiche e psicologiche. Una logica conseguenza di quanto appena espresso è quindi l’assenza sempre più marcata di t’ogni forma di contatto e di aggregazione sociale. Come ovviare a questi problemi. Espressione, nella maggior parte dei casi di tangibili difficoltà Logistiche? In tale contesto si inserisce l’ora di attività motoria, praticata maggiormente in piccole palestre, che viene ad essere una risposta totalmente indiretta ad una carenza di strutture pubbliche ed uno dei modi, altrettanto indiretto, di far avvicinare i giovani alle nostre discipline. In questa maniera molti scoprono come il karate sia un valido contributo sul piano dell’attività motoria a sollecitare il passaggio da interessi soggettivi ad interessi oggettivi concreti, insegnando al fanciullo, anche grazie all’avvenuta formazione del Super lo, ad agire sulla base di regole interne, prima del gruppo, poi soggettive controllando l’emotività e l’impulsività. Tutto ciò sempre in un clima che consenta allo stesso di esperire a livello fantastico situazioni che altrimenti avrebbero delle notevoli valenze ansiogene. E’ anche importante ricordare come il karate risponda mirabilmente a soddisfare la motivazione all’aggressione dell’individuo.

Aggressione intesa nel senso etimologico di “adgredi” (andar verso l’altro), quindi di momento di controllo dell’altro come conoscenza fisica. Appare evidente come nel karate le dinamiche motivazionali siano vaste e complesse e come il ruolo esercitato dall’insegnante tecnico sia connotato da molteplici valenze. Egli oggi non è più un semplice trasmettitore di nozioni, bensì un educatore mediatore fra le più diverse istanze. E’ il tecnico che deve operare affinché le motivazioni che inducono i giovani alla pratica sportiva non siano di carattere patologico e, qualora lo siano, vengano trasformate. Ha il karate validità didattica motoria, presentando una vasta e variabile gamma di situazioni di stimolo investenti tutti gli schemi motori e posturali, tale da creare nel fanciullo una base motoria piuttosto ampia. Una cosciente programmazione e somministrazione degli obiettivi didattici che ci si propone consente anche di arricchire e trasformare quelli che potrebbero essere gli aspetti limitanti sul piano dell’aggregazione sociale offerti da uno sport di coppia. Sarà infatti cura dell’educatore ricordare che durante la fascia di età considerata, l’attività motoria è una necessità biologica volta ad esercitare e sviluppare funzioni organiche e psicologiche, quindi un’attività gioiosa ed esaltante.

E’ necessario dopo aver illustrato le caratteristiche proprie della disciplina sul piano psicopedagogico, soffermarsi a considerare i suoi aspetti metodologici. L’attuale tecnologia educativa suppone uno sviluppo della motricità attraverso la somministrazione di situazioni stimolo che strutturino nell’allievo le condizioni di base di un movimento altamente finalizzato. Conseguentemente l’educazione motoria si realizza pei schemi che devono essere conseguiti con attività collegate con la fascia di età considerata e con la disciplina. Quindi la somministrazione delle metodiche deve avvenire secondo modalità ben definite che, da un lato, consolidano le condizioni di base degli schemi motori, aumentandone la flessibilità e migliorandone le modalità di esecuzione attraverso un continuo processo di feedback che permetta una ridefinizione dell’obiettivo proposto e, dall’altro, rispettando quanto più possibile il principio della polivalenza, creino nell’allievo i presupposti di una maturazione motoria poi adattabile ad interventi di tipo specialistico.

Il già citato principio della polivalenza, prevedendo interventi di tipo analitico (gesti tipici della disciplina possono subire un efficace trasformazione e cosi divenire forme ludiche di educazione delle capacità coordinative) e di tipo globale, permette di introdurre gradualmente l’allievo ad una tipologia di allenamento sempre più finalizzata. E’ superfluo rammentare a tale proposito quelle che sono le modalità di evoluzione, in percentuale, del carico nell’ambito di una seduta e di una programmazione dell’allenamento. Si crede necessario specificare che, con il termine polivalenza, non si intende assolutamente universalismo, ma bensì il favorire l’acquisizione e l’utilizzazione di abilità fisico sportive perfezionando sia le funzioni psicofisiche sia le abilità coordinative dei fanciullo. Poi, attraverso la grande rilevanza attribuita alla formazione delle capacità coordinati-ve in quella particolare fascia di età che va dai 9 ai 12 anni (alcuni dicono debba essere assunto come principio didattico), si è venuta a determinare l’evoluzione che il karate sta cercando di operare attraverso gli strumenti didattici forniti dal CONI.

Si sta tentando, e questo non solo a livello di programmi elaborati per le fasce giovanili, di condurre la disciplina ad una dimensione ludica, quasi nell’accezione dell’aqone dell’antica Grecia, forma simbolica e socialmente accettabile di liberazione delle istanze aggressive, scevra da inutili manifestazioni coreografiche.

 

Perché scegliere il Karate FIJLKAM

Il karate come arte marziale vede la sua origine ad Okinawa, un isola dell’arcipelago Giapponese. Nasce come tecnica di difesa, si trova oggi giorno ad essere praticato come sport, pur mantenendo le antiche valenze e gestualità dell’arte orientale. Negli ultimi 10 anni, soprattutto a seguito della separazione in Italia del Karate in due federazioni “FIJLKAM” e “Karate Tradizionale”, con l’aiuto del CONI (che in Italia riconosce solo la FIJLKAM come federazione ufficiale per il karate), il karate si è sempre più affermato come una attività adatta a tutti e a qualsiasi età e tenendo conto delle diverse necessità che queste comportano.

Tutto questo significa che, negli ultimi anni si è cercato sempre più di” adattare” se così si può dire, l’arte marziale alle necessità degli individui, per ottenere un miglioramento delle proprie capacità organiche e della fitness (qualità psicofisica). Questo è accaduto, non perché si è voluto sminuire il lavoro tatto sino ad oggi, ma perché la ricerca di prestazioni agonistiche sempre più elevate ha reso necessaria una ricerca nel campo della biomeccanica del movimento e delle metodiche di allenamento. Tutto ciò ha portato ad un miglioramento della qualità della pratica sportiva ed a una maggiore salvaguardia del praticante. Come detto in precedenza, soggetti dì età diverse hanno nel campo motorio necessità diverse. Cioè, le metodiche di allenamento utilizzate sino ad alcuni anni fa (e ancora oggi in uso in altre federazioni di Karate in ltalia), vedevano bambini ed adulti sottoposti allo stesso tipo di allenamento, non curanti delle differenze fisiche, fisiologiche e psicologiche.

 

La FIJLKAM prevede tre fasce di utenza all’interno dei propri utenti:

” BAMBINI, 5-12 anni;

” AGONISTI, 12-35 anni;

” AMATORI, oltre i 35 anni.

 

L’attività svolta con il gruppo “BAMBINI” non rimane la stessa dai 5 ai 12 anni, ma varia in base alle necessità dei soggetti e tenendo conto delle leggi dell’accrescimento. Si attuerà un programma di attività per lo sviluppo omogeneo di tutte le capacità coordinative (generali e speciali) L’attività sarà prevalentemente a carattere ludico, esigenza fondamentale del bambino soprattutto nelle fasce di età più basse.

Le proposte a carattere tecnico saranno limitate coi più piccoli e tenderanno ad aumentare man mano che si avvicinerà l’attività agonistica. Questo perché l’obiettivo dell’attività con i bambini è quello di dotarli di un bagaglio motorio il più ampio possibile, e tale da essergli utile in qualsiasi attività motoria. In quanto è dimostrato che il lavoro a carattere generale è di base/supporto alla parte tecnica, e che un solo sviluppo di quest’ultima porta a limitazioni motorie.

Dai 12-35 anni trova collocamento la categoria “AGONISTI”, tale fascia d’utenza vedrà una preparazione mirata allo sviluppo delle capacità necessarie per le competizioni sia di Kata che di Kumite. La categoria così definita “AMATORI” prevede, una preparazione ancora diversa dalle due precedenti, in quanto scopo dell’allenamento è quello di mantenere o migliorare le capacità fisico-organiche. Che col tempo tendono a peggiorare. Dal punto di vista tecnico vengono studiate le tecniche di difesa ed attacco per ottenere una efficace difesa personale, percorso questo già iniziato precedentemente ma in maniera meno significativa.

Tutti gli sport di combattimento sono da classificarsi tra le attività di situazione, con una elevata variabilità dei fattori esterni, determinati dal comportamento motorio dell’avversario. L’apprendimento in tali attività dovrà avvenire per Mappa Elastica, cioè con un alta variabilità situazionale e i fattori di disturbo dovranno essere allenati come parte integrante dell’azione. Se consideriamo il karate FIJLKAM, esso prevede cinque mezzi per portare i colpi: due per gli arti superiori, due per gli arti inferiori, uno per le proiezioni (tecniche di atterramento). Gli analizzatori (insieme di organi che analizzano un segnale) utilizzati sono quelli:

” Visivo: consente la visione dei colpi sferrati dall’avversario;

” Vestibolare: consente il mantenimento di un corretto assetto ed equilibrio posturale durante l’esecuzione di calci, proiezioni e spostamenti;

” Cinestesico: rende possibile la percezione del nostro corpo e del grado di contrazione e decontrazione dei nostri muscoli nello spazio;

” Tattile: permette di controllare lo stato delle prese sul corpo del nostro, avversario, quindi la buona riuscita delle proiezioni.

Le distanze di combattimento sono tre

” Corta: sono possibili le sole proiezioni;

” Media: sono possibili le sole tecniche di pugno;

” Lunga: sono possibili le sole tecniche di calcio.

Benché la gestualità del Karate FIJLKAM sia rimasta quella tradizionale, possiamo dire che questo non sia uno sport violento. I regolamenti che vengono applicati tutt’oggi nelle competizioni, sono il risultato dell’influenza di fattori di natura sociale 2 di fattori di natura tecnica. I primi spingono verso una maggiore sicurezza e spettacolarità, i secondi verso la ricerca di nuovi materiali.

La ricerca di una maggiore sicurezza è stata determinata, dal fatto che socialmente non è più tollerabile vedere finire un incontro con nasi rotti o occhi neri (cosa che peraltro succede tutt’oggi in gare organizzate da federazioni di karate in Italia che non siano FIJLKAM e il saper controllare un colpo in maniera efficace risulta essere più educativo e formativo psicologicamente che colpire deliberatamente. Il risultati di questi regolamenti che tutelano i praticanti si sono visti ai GIOCHI DEL MEDITERRANEO ’97, dove si è reso necessario un solo intervento medico in due giornate di gare e oltre un centinaio di incontri.

La spettacolarità di questo sport si è aumentata, incentivando le tecniche di calcio, attraverso l’assegnazione di un maggior valore rispetto alle tecniche di braccia. I fattori di natura tecnica vedono l’evoluzione dei materiali tali da consentire una maggiore protezione dei soggetti, in caso di mancato controllo.

Per concludere possiamo dire che, iI Karate FIJLKAM , vuole contribuire allo sviluppo armonico della personalità dei giovani, favorendone le iniziative ed aiutandoli a conquistare la propria identità, mediante la conoscenza di attività che nella storia dell’uomo hanno rappresentato una garanzia di sopravvivenza e di cambiamento delle condizioni di vita. Va tuttavia segnalato, il fatto che il karate per le sue valenze educative concorre efficacemente alla formazione ed allo sviluppo di carattere generale poc’anzi indicato. In tale disciplina l’esecuzione delle tecniche determina lo sviluppo ottimale ed equilibrato delle capacità motorie, attraverso numerosi esercizi-stimolo a carattere generale con la specificità delle abilità motorie sportive, come qualsiasi obiettivo posto in ambito educativo.